Dal disegno all'incisione

La tecnica xilografica, che fra tutte le tecniche incisorie è la più antica e che ebbe con ogni probabilità origine nell'Oriente, consiste essenzialmente nell'applicazione di inchiostro sui tratti incisi in rilievo di un blocco di legno. Il trasferimento del disegno sul blocco può avvenire in due maniere: mediante l'incisione diretta della superficie, oppure attraverso l'incollamento al legno del foglio di carta recante il disegno, e la conseguente asportazione per mezzo delle apposite sgorbie di tutte le parti bianche del foglio. Questa seconda tecnica consente com'è ovvio una maggiore precisione, ed è a questa che con ogni probabilità ricorsero Jacopo e i suoi collaboratori.

Tiziano
Tiziano La sommersione del faraone nel Mar Rosso

La veduta fu dunque incisa in sei blocchi; le grandi dimensioni dell'insieme rendevano infatti assai difficile, se non impossibile, la riduzione del numero di blocchi. Non soltanto, infatti, gli autori avrebberro dovuto disporre di un torchio altrettanto grande, ma era soprattutto lo stesso blocco ligneo che avrebbe rischiato di spezzarsi, o quanto meno di incrinarsi, qualora le sue dimensioni fossero state troppo ampie. La produzione xilografica veneziana del Cinquecento è del resto caratterizzata da una serie di opere di grandi dimensioni, a cominciare da quelle di Tiziano, come il Trionfo di Cristo, composto nel 1508 (38,5 x 270 cm, in dieci blocchi), La sommersione del faraone nel Mar Rosso www , databile al 1515 circa (121 x 221 cm, in dodici blocchi), o Il martirio dei diecimila santi del Monte Ararat (104 x 154 cm, in otto blocchi), a quella di Matteo Pagan che rappresenta la Processione del doge (49 x 285 cm, in otto blocchi). Nessuna di queste eguaglia tuttavia la grandezza dei sei blocchi della veduta di Jacopo, ciascuno dei quali misura all'incirca cm 68 x 94. Anche dal punto di vista della tecnica dell'incisione essa rappresenta perciò un risultato straordinario.

È interessante notare, ancora, come alcune indicazioni toponomastiche presenti nella veduta siano scritte in caratteri che a tratti ricordano l'alfabeto gotico, a sostegno dell'ipotesi che alla sua realizzazione possano aver contribuito artisti e tecnici di provenienza germanica. Per contro, tali toponimi hanno per lo più le forme correntemente impiegate a Venezia in quel tempo; alcuni errori particolarmente vistosi nella trascrizione dei nomi (ad es. croxechieri per Crociferi, paternoan per Paternian, zoämgelista per Evangelista, bernhardi per Bernardo ecc.) potrebbero perciò imputarsi alla scarsa conoscenza della lingua veneziana da parte di colui che fu incaricato di effettuarla.

Dettaglio
Dettaglio della veduta di de' Barbari con l'iscrizione croxechieri

Dettaglio
Dettaglio della veduta di de' Barbari con l'iscrizione S pate/rnoan

Dettaglio
Dettaglio della veduta di de' Barbari con l'iscrizione S lo zoäm/gelista


Dettaglio
Dettaglio della veduta di de' Barbari con l'iscrizione S bernhardi