Seraval

Nelle fredde mattinate serene del lungo inverno padano, oppure durante la bella stagione, dopo uno dei tanti temporali che spazzano via dal cielo ogni più piccolo residuo di foschia, dietro Venezia, apparentemente a ridosso dell'ultima linea di edifici, appare il profilo ondulato delle colline e delle montagne che incoronano la terraferma nel tratto compreso fra il punto in cui tramonta il sole e il Nord-Est. Dalla sagoma perfettamente conica di Monte Venda, nei Colli Euganei, alla massiccia mole del Monte Grappa, dai picchi dolomitici delle Pale di San Martino e dell'Antelao, fino al digradante profilo delle Alpi Carniche, l'apparizione spesso inattesa di questo nuovo paesaggio provoca una profonda trasformazione nell'aspetto della città e della laguna circostante.

Profilo montuoso
Il profilo montuoso a Nord di Venezia in alcune vedute della città

L'alto ergersi dei picchi, magari innevati, la saldatura continua nel susseguirsi più basso delle colline e delle Prealpi, là dove prima tutto si amalgamava sfocandosi nella piattezza delle acque e dei bassi fondali, nelle luminose scoloriture che nascondono la linea lungo la quale acqua e terra s'incontrano; la verticalità percettibile fino a poco prima grazie soltanto alle cuspidi dei campanili e ora sovrastata dal giganteggiare delle masse rocciose; la stessa insularità di Venezia, momentaneamente annullata dal grandioso trompe l'oeil che spinge la città verso il continente, riconsegnandola così al territorio dal quale trae il suo sostentamento. L'intera scena è mutata, e i nuovi sentimenti che essa ogni volta ridesta sono lo stupore e l'ammirazione per l'inattesa bellezza che è d'un tratto riapparsa.

Quasi al centro di tale corona di monti, verso Nord-Ovest, stretta fra due alture tondeggianti, s'incunea la vallata che porta verso l'Alpago e il Cadore, e di là, attraverso Cortina, Dobbiaco, e l'Austria, fino in Baviera. Il centro di maggiore importanza in quella valle era, ai tempi di de' Barbari, Serravalle www , "celeberrimum Marchiae Tarvisinae oppidum" - appellativo che contraddistingue la cittadina nella veduta pubblicata nel quarto volume del Civitates Orbis Terrarum (ca. 1588). Per tale luogo transitava una parte dei traffici commerciali che intercorrevano fra l'Europa centrale e Venezia nota, e avevano ivi sede celebri fonderie specializzate nella costruzione delle campane e fabbriche d'armi, come ricorda anche Georg Braun nel commento alla pianta di Serravalle dello stesso Civitates: "celebrem armorum 0bellicorum officinam, pannorumque, vim ac frumenti negotiatione inclytum emporium... perpetuos habet montes, per quos Germani Serauallum, emporium illis gratissimum, frequentant...". Ed è probabilmente in omaggio alla consuetudine che i mercanti tedeschi avevano con quella città - mercante tedesco era pure Anton Kolb, l'editore della veduta di Venezia - che Jacopo ne segnò distintamente la posizione sullo sfondo della carta.

Seraval
"Seraval" (Serravalle) nella veduta di de' Barbari


Seraval
Il profilo della vallata di "Seraval" vista da Venezia